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Pit’s Tales #17: Vasco per quattro

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22 – 23 – 26 – 27. No, non sono numeri da giocare al Lotto (anche se… ora che ci penso). Questi sono i giorni di giugno in cui è successo qualcosa di magico. Vasco Rossi quadruplica allo Stadio Olimpico di Roma, 4 date, unico evento dell’anno, il #VascoLiveKom2016.

E 1,2,3,4 anche per me. Quattro date sottopalco, sotto il palco del Blasco per raccontare in foto Lo Show. Si perchè il destino ha voluto che iniziasse il concerto proprio con questa canzone che non cantava live da anni, tanti, 20 credo. Una delle mie preferite, e in scaletta mi ritrovo anche Un Gran Bel Film. Canzone con la quale ho spesso preso a calci la vita, forse ancora continuo. Per 4 giorni è stato un po’ come vivere dentro un film, o almeno dentro una campana di vetro.

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Non voglio fare una recensione del concerto, sono dell’idea che Vasco debba essere visto dal vivo almeno una volta. Le parole danno solo l’idea di quello che si prova, provarlo è un’altra cosa.

Senza retorica o sentimentalismi, Vasco sul palco si offre, Vasco dà tutto se stesso e questa sensazione la avverti all’ennesima potenza quando ci stai a pochi metri. Si viene letteralmente travolti da un’onda di energia, emozione o chiamatela come vi pare, ma arriva, ti arriva tutta addosso. E quando poi ti punta addosso i suoi occhi azzuri resti impietrito.

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Quattro concerti interi vissuti da dietro un obiettivo, cosa non facile. Quando fotografo sono talmente concentrato nel cercare lo scatto, che non ascolto nemmeno cosa canta chi sta sul palco, è come quando guardi la TV senza volume. Ma con Vasco è stato diverso, cantare mentre si scatta e rendersene conto solo dopo era una cosa che mi mancava. Mi piace pensare che anche questo coinvolgimento emotivo abbia contribuito a tirare fuori scatti particolari. Posso dire che ci ho messo del mio.

Non è stato semplice trovare “il momento giusto”, ho dovuto imparare a conoscere il palco, capire i movimenti di Vasco ed anticiparlo. Ma credo di esserci riuscito o almeno in parte.

Sul sito ufficiale di Vasco trovate qualche foto:

Data #1 – 22 giugno 2016 – (fonte vascorossi.net)

Data #2 – 23 giugno 2016 – (fonte vascorossi.net)

Queste 4 giornate però non sono state solo caratterizzate dalle foto di Vasco. Sono stati 4 giorni in cui ho conosciuto decine di persone, ho visto e fotografato centinaia di volti. Ho assorbito parte dell’altra energia, quella che i fan danno a Vasco. Ragazzi e ragazze accampati da giorni fuori dallo stadio (qui il mio reportage). Gente che conta centinaia di concerti del KOM in transenna, c’è chi lo segue dagli anni ’80 quando io non ero ancora nemmeno nato.

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Non posso non ringraziare “i compagni di viaggio” di queste 4 serate, chi è stato con me sottopalco Roberto, Alessandra (Kikka), Alessandro, Gianluca. E poi ancora Henry, Nino e tutti gli altri fotografi e alcuni dei musicisti di Vasco che si sono concessi per una foto ricordo, in primis Vince Pastano e poi il Claudio (Gallo) Golinelli, Alberto Rocchetti e Diego Spagnoli.

Infine un immeso grazie a Tania Sachs (ufficio stampa di Vasco Rossi) che ha permesso tutto questo e Repubblica XL nella persona di Angela.

Qui trovate le gallery complete delle prime due giornate del #LiveKom2016

22 giugno 2016 – (fonte Repubblica XL)

23 giugno 2016 – (fonte Repubblica XL)

Ed io…

Mi sento un Po’ “instabile”
Però è “un gran bel film”un gran bel film

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10 Comments

  1. Foto banali per un sottopalco. Fotografa in mezzo al pubblico. In mezzo a quelli che descrivi come “il popolo di Vasco”. Setta la macchina bagnato dei loro sudori e trova lo scatto perfetto ma fermo, SEMPRE, nella stessa posizione. Così si racconta il pi del Kom e si diventa uno del popolo. Non in un’area riservata. (questo commento sarà rimosso tra 3…2…1…)

    • Perchè dovrei rimuovere il tuo commento? Toglierti questo tuo momento di notorietà non è da me.
      Solo una precisazione, io non fotografo dal pubblico perchè sono un VIP ma perchè il mio ruolo è un altro. Che tu sia d’accordo o meno questa è la posizione che ci viene data e credimi che non è comodissima come credi.
      Invece ti invito ad accreditarti anche tu con i fotografi che bazzicano le “aree riservate” come le chiami tu e a fare meglio di me o di chi sta li sotto con me.
      Ah ultima cosa, se guardi le gallery complete vedrai che non sono stato fermo in una sola posizione.
      Buona giornata

  2. Non ho bisogno di notorietà. Me la sono conquistata, in altri campi.
    Da osservatore “osservo”. Qualità del racconto discretamente mediocre, foto che ritraggono, non emozionano. Tuoi colleghi creano Arte. Tu no. A mio personalissimo e confutabilissimo giudizio.
    Ps: potrei stupirti pubblicando le mie foto, che grondano di emozione. Sai perché non lo faccio? Non ho bisogno di notorietà. Buona serata a te!
    Ps2: il mio nome è VERO.

    • Le mie foto possono piacere o non piacere su questo non si discute. Io non mi sono mai definito artista, quindi ci sta che non creo Arte. Tanto di cappello a chi crea la vera Arte.
      Però io voglio essere stupito, e voglio grondare di emozione, ti prego di esaudire questo mio desiderio.
      Riguardo al tuo nome, che sia vero o meno non mi cambia, comunque non so chi cercare per capire chi sei. La tua serietà si vede anche dalla mail che metti quando commenti.
      Io la mia faccia la metto, e non temo confronti.

  3. Ciao Giuseppe! Io sono una “concertara”… ovvero una di quelle che appena può corre a vedere la musica dal vivo. Ho conosciuto il fotografo Danilo D’Auria proprio ad un concerto … La cosa che secondo me invece lo distingue da tutti e tanti fotografi é la passione. Perché osservandolo per qualche minuto mi sono accorta che il suo, oltre ad essere un lavoro, é proprio amore vero! Amore per la musica, rispetto per gli spettatori e tanta tanta umiltà! E per umiltà intendo anche fotografare Franco e la sua band allo stesso modo di David Gilmour! Spero di essere stata esaustiva e che tu abbia appreso cosa voglia dire EMOZIONARE.

  4. La mia mail su un blog la cui sicurezza dei dati non è certo la sua miglior caratteristica?
    Danilo, voi fotografi siete suscettibili, troppo. Non vi si può muovere critica. Ciò che ti contesto è che, se hai occasione di scattare con un 14, un 24, al massimo un 55, con la libertà di muoverti liberamente e scegliere mille angoli di ripresa, non puoi scattare in modo assolutamente banale, non restituendo nulla a chi le vede (a mio giudizio). Parli di pit, ma non sei nel pit. Prova a incastrarti tra la gente, ad usare un 80-400, a non poterti muovere, e prova a restituire 1000 emozioni. Parli di pit, ma non ci sei nel pit. Non sei uno del pit. Uno a cui attaccare il sudore di quello accanto. Semplice, no? Io vivo le emozioni del popolo del Kom, il mio Kom, il mio Dio. Tu lo ritrai. Io lo vivo, e mentre lo vivo, lo ritraggo. Non gronderai di emozioni, sereno. Perché non sfido nessuno. Consapevole, però, che io sarei in grado di fare il tuo lavoro. Tu, mai, il mio. Il prossimo concerto vivilo incastrato tra la gente a cui tu non appartieni ma ne parli, portati l’80-400 e stupiscimi. Per ora non hai guadagnato la mia ammirazione, per quello che può contare per te. Ti basta il mio nome, per ora. Perché, ripeto, non ho bisogno di una notorietà che ho e che non potrei, di contro, cercarla su un blog in cui parliamo in due. E tu, il gestore, sei l’altro. Imparate voi fotografi a non credervi delle star. Siate GENTE. Saluti.

    • Se io non avessi accettato le critiche avrei cancellato il tuo primo commento (questo tienilo a mente).
      Io parlo di “pit” perché la zona tra il palco e il pubblico si chiama così (prima di parlare informarsi).
      Continui a dire che non sono uno del popolo di Vasco, messa così il tuo sembra un discorso razzista. Come se i veri fan del Kom sono solo quelli che stanno in transenna, e ti dimentichi di altre migliaia di persone che stanno nel resto dello stadio. Per me essere un fan di Vasco, o di qualsiasi altro cantante, significa riconoscersi ed emozionarsi con le sue canzoni.
      Sei in grado di fare il mio lavoro, sono contento per te, e mi auguro di vederti sotto un palco, non è difficile beccarmi mi faccio 150 concerti all’anno, poi parliamo anche di Fotografia.
      Continui a dire che le tue foto emozionano, ma fammele vedere, ricorda che il buon Pino Daniele diceva “ogni scarrafone è bell’a mamma soja” quindi trai tu le conseguenze.
      Io non sono una star (purtroppo), ti sto invitando al confronto, solo che qua siamo a senso unico tu vedi (forse) le mie foto io non le tue, quindi al momento le chiacchiere stanno a zero.
      Infine ti vanti di fare belle foto dal pubblico, ma lo sai che nemmeno potresti?
      Comunque non pretendo di farti piacere le mie foto sia chiaro, ci sta che non ti restituiscano nulla.

  5. Giuseppe perdonami … però avresti potuto rispondere ad una che fa parte della “gente” no ???
    Ad una che si fa 14 ore di sole a picco !!! Giuseee”’… su che aspetto!

  6. Che modalità maledettamente sgraziata quella di entrare a casa di una persona e offendere così.
    Critiche ben vengano, ma che siano costruttive. Solo così sono utili.

  7. Giuseppe, io nn ho capito di cosa ti occupi in verità ..sei un critico ? Che le foto di Danilo a te nn piacciano, o meglio emozionano, ci può stare perché è
    un giudizio personale, ma tecnicamente non puoi assolutamente dire nulla. Ti assicuro che stare nel pit (area riservata ai fotografi) non è
    affatto facile né tantomeno comodo. si suda moltissimo si sta strettissimi e spesso non ci sono solo fotografi ma anche tanta altra gente e hai il pubblico pagante alle spalle che si innervosiscono assai ad averti di fronte durante il concerto. in più sei lì per soli 15minuti e in quel lasso di tempo devi rendere il concerto di tre ore , esprimere le tue emozioni e quelle del pubblico e rendere al meglio il cantante e la band! 15minuti soltanto , e se oltretutto stai fotografando il tuo idolo nn puoi deconcentrarti devi pensare a ciò che fai costantemente e l’ansia e le emozioni che vivi lì sotto solo chi lo vive sa cosa si prova. E ricorda che ogni fotografo del pit viene dal pubblico, la loro passione per la musica per il live uniti alla fotografia li ha portati lì sotto!!!
    Denigrare il lavoro altrui senza far vedere il suo non è
    affatto carino , oltretutto se tu fotografi dal pubblico dovresti sapere che nn si può, si lo facciamo tutti ma nn ce ne vantiamo.
    Secondo parli di pit tecniche di fotografia e attrezzatura senza cognizione di causa .
    Per quanto riguarda il fotografo in questione, Danilo, non lo conosci e non sai quanta passione ci mette il tempo che toglie alla sua vita spinto solo da questa , già perché non è
    un lavoro ma passione ed è
    il fotografo più umile che io abbia mai conosciuto ed è
    lo stesso di sempre. la “notorietà ” se così la vuoi chiamare , a lui nn tocca !! per il testo non è’ un giornalista ha semplicemente raccontato in poche righe il suo vissuto. Ti farei conoscere un paio di fotografi spocchiosi che ho avuto modo di conoscere.
    Chi sta nel pit agli occhi di molti è’ un privilegiato , in realtà c’è così tanto passione e lavoro per ogni concerto e chiunque ha questa volontà
    può accedervi.

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